Tangram

Nei periodi della vita nei quali si sperimenta confusione, disagio o dolore il sostegno empatico, attento, premuroso e benevolo di una persona può risultare di grande supporto. Qualcuno che aiuti a riflettere, a mettere ordine in pensieri e emozioni, a immaginare nuove prospettive o che dia incondizionata fiducia è senza dubbio un appoggio prezioso nella propria esistenza. Qualcuno che ci aiuti a mettere delle bende sulle ferite della nostra anima e a sorreggere i carichi dell’esistenza può divenire un appiglio a cui aggrapparsi: la mano tesa che ci fa rialzare, lo sguardo che ci comprende e non ci giudica.
Il centro di Psicologia Integrata “Tangram” dà ascolto, sostegno e cura a tutti coloro i quali vivano una situazione di malessere e che cerchino un modo per conoscere, modificare, accettare o essere aiutati a sostenere quanto di doloroso o spiacevole sta loro avvenendo.

Supporto psicologico

Spesso, nei momenti difficili della vita, è sufficiente un breve supporto per ritrovare lo slancio e le risorse necessarie per riprendere il proprio percorso. In questi casi risulta importante l’incontro con una persona che offra un ascolto attivo, sollecito ed empatico, che possa aiutare a ristrutturare le difficoltà in modo che appaiano superabili e da arricchire le capacità di risoluzione dei problemi.
Lo sviluppo di un nuovo equilibrio personale, il sorgere di nuove prospettive, l’accrescimento della sensazione di poter agire autonomamente, di modificare l’ambiente in cui si vive o l’accettare con maggiore benevolenza le caratteristiche proprie o altrui sono alcune delle principali modificazioni che possono avvenire attraverso la sintonizzazione empatica tra terapeuta e paziente e la costruzione di una relazione sufficientemente buona e supportiva, priva di giudizio e fiduciosa nelle capacità dell’altro.

Psicoterapia


Tuttavia, in altri casi, il disagio diventa un sintomo di una patologia più profonda che ha radici nella propria storia: memorie di dolori passati riaffiorano alla mente e al corpo della persona a seguito di eventi nel presente e che non si riesce a gestire.
Eventi stressanti, insieme alla fatica ad adattarvisi, incontrano le vulnerabilità individuali generando circoli viziosi da cui diventa difficile uscire usando le usuali modalità di gestione della difficoltà (strategie di coping). Queste implicano il governo degli stati mentali (pensieri e emozioni) o dei modi di agire nel mondo indispensabili alla persona per far fronte alle difficoltà incontrate e per alleviare la sofferenza. Esse sono di tipo cognitivo (porto l’attenzione su altri pensieri, mi convinco che devo pensare ad altro, inizio a valutare possibili soluzioni, rimugino, ecc.), emotivo (cerco qualcosa o qualcuno che mi faccia “stare bene”, mi arrabbio così da evitare la tristezza, ecc.) o comportamentali (faccio qualcosa che alteri il mio stato mentale, prendo dei farmaci, vado in palestra per distrarmi, mangio, ecc.). Tali strategie, in realtà, possono acuire o essere parte del problema, diventando uno dei sintomi: pensieri ripetitivi o sensi di colpa eccesivi rispetto ai quali si ha la sensazione di non avere il controllo; ansia continua o in misura tale da impedire un buon funzionamento nella vita; una tristezza così profonda da non vedere alcuna speranza o via d’uscita; rabbia incontrollata, feroce e sproporzionata rispetto all’oltraggio percepito tale da compromettere le proprie relazioni; azioni che creano un danno a sé o ad altri; difficoltà ad avere rapporti interpersonali stabili e soddisfacenti. In tutti questi casi, ma anche in altri, la persona percepisce di non avere più possibilità di uscita, gli obiettivi desiderati risultano lontani o irraggiungibili, lasciando il senso di un fallimento rispetto a sé o alle proprie capacità: le normali tappe evolutive di crescita e di sviluppo personale si interrompono.
In queste situazioni si ha l’impressione di non poter fare diversamente, di non avere alcun controllo sulle scelte, si avverte impotenza, sfiducia e una profonda confusione; oppure amici, colleghi o familiari sentono una sofferenza che la persona non riesce ad esprime, soffrono per le ricadute su di loro dei sintomi.
Diviene utile intraprendere un percorso che, da una parte, aiuti il paziente (e, a volte, anche i familiari) a gestire la sintomatologia, e che, dall’altra, lo conduca verso una maggiore consapevolezza di sé e del proprio modo di interagire con se stesso e con gli altri.
Tale processo di cura passa attraverso l’osservazione e il riconoscimento di come è costruito il proprio mondo interiore e delle dinamiche interpersonali che, una volta attivate, generano la sofferenza.
In tale percorso paziente e terapeuta sono alleati e lavorano congiuntamente in vista degli obiettivi tra loro condivisi. Entrambi sono competenti ed esperti nel proprio ruolo: il paziente è esperto di sé, della propria storia, del racconto di quanto gli succede e della sofferenza provata; il terapeuta è competente nelle dinamiche relazionali, nell’analisi dei vissuti e, soprattutto, nel provare a mantenere un’attenzione comune sull’oggetto di lavoro (il sintomo o la difficoltà portata) e nel costruire e mantenere un’alleanza terapeutica e funzionale agli obiettivi congiunti.

L’equipe del Centro di Psicologia Integrata “Tangram” si occupa sull’intero arco evolutivo, dall’infanzia alla senilità, di: disturbi della condotta, disturbi dell’umore (depressione maggiore, distimia), disturbi d’ansia (ansia generalizzata, disturbi da attacchi di panico), disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi correlati a eventi traumatici, disturbi di personalità.

Il Pedagogista Clinico è un professionista del settore socio-educativo che si pone al fianco della persona che chiede aiuto per risolvere problemi, disagi o difficoltà, con metodi e tecniche propri di tipo esclusivamente educativo. L'intervento è rivolto a persone di ogni età, a individui singoli, a coppie o gruppi al fine di promuovere ed estendere le capacità individuali e sociali.
Il Pedagogista Clinico lavora sulla persona sviluppandone le potenzialità attraverso metodi e tecniche dialogico-corporei caratteristici della disciplina, strutturati e flessibili.
La persona è intesa nella sua globalità: corpo e mente in interazione e in equilibrio così da favorire uno sviluppo armonico e un costante adattamento. La Pedagogia Clinica non si sofferma sul deficit ma fortifica le potenzialità che osserva nella persona per permetterne il recupero delle competenze e la compensazione delle difficoltà.
Attraverso la verifica delle PAD (Potenzialità, Abilità, Disponibilità), che si determina in un insieme di processi di analisi rivolti a diversi aspetti della persona (storico-personale, espressività motoria, verbale e grafica, autonomia e coscienza di sé), il Pedagogista Clinico si forma un quadro globale della persona - con valutazioni di tipo qualitativo e non quantitativo dei dati rilevati sui test effettuati - per creare il progetto d'intervento più adatto.
I metodi corporei sono una delle attività fondamentali di un progetto educativo clinico poiché permettono alla persona, attraverso le movimentazioni, di riappropriarsi gradualmente del proprio corpo e di ricreare la propria mappa corporea (schema corporeo); in questo modo il Pedagogista Clinico e la persona riconnettono psiche e soma tra loro al fine di ricostituire un nuovo equilibrio psico-fisico.

L’arte come terapia

Per riuscire ad essere creativi
bisogna sentirsi “sempre capaci di creare qualcosa,
anche la più piccola”.
(M. Cesa Bianchi)

L’arte come terapia.
Questo è il concetto fondante da cui parte l’idea del ‘fare’ arteterapia.
L’arte si sviluppa a partire dal dare voce alla propria espressività e creatività.
La creatività è uno stile di pensiero che si esprime in processi mentali caratteristici: procede per associazioni tra idee, concetti, fatti e dà origine a concetti nuovi, scoperte, a risultati, tanto originali quanto efficaci.
La capacità di produrre pensiero creativo è una meta-competenza, un’abilità trasversale che può essere applicata a campi diversi.
È una capacità, non solo una dote innata, quindi qualcosa che va coltivato, sviluppato e fatto crescere sfruttando tutte le opportunità e casualità che un ambiente può offrire.
È una capacità produttiva, non fine a se stessa, orientata al conseguimento di un obiettivo diverso dalla pura auto-gratificazione.
Nasce dall’integrazione di pensiero logico e analogico
Il pensiero creativo consiste nel farsi domande e nell’affrontare quesiti a partire da solide conoscenze ma adottando nuove prospettive con l’obiettivo di trovare soluzioni innovative ed efficaci attraverso la selezione, raccolta, configurazione di tutte le informazioni necessarie tra quelle disponibili, individuando connessioni utili a generare nuove conclusioni.
Profondamente, e necessariamente, il concetto di resilienza è interconnesso alla creatività.
La resilienza è la capacità di trarre insegnamento da un avvenimento traumatico che può, in tal caso, trasformarsi in motore di cambiamento possibile.
La resilienza e la creatività si basano su processi di trasformazione e cambiamento.
Entrambe si possono ricercare in quanto hanno caratteristiche di plasticità e dinamicità, non sono prerogative permanenti dell’individuo ma possono essere più o meno attive nelle varie fasi della vita di una persona.
La creatività e la resilienza sono capacità necessarie all’arte, soprattutto ‘all’arte del vivere’.
La resilienza, al servizio dell’arteterapia, acquista quindi valore originale e innovativo nel momento in cui esalta le potenzialità del soggetto e non i suoi deficit. Risulta fondamentale riconoscere le risorse individuali che restano in campo per poterle valorizzare, permettendone l’espressione e ravvivando ciò che è latente. Le capacità individuali e di gruppo di adattamento possono essere il volano che può attivare la resilienza e generare e promuovere benessere e autostima. Questo è ovviamente possibile, in un contesto terapeutico, solo grazie alla creazione e al consolidamento di una relazione di aiuto “sufficientemente buona” o alleanza terapeutica: una base sicura.(non capisco il senso della frase). Fare esperienza di una figura come base sicura è assumere che essa sia stabile e generalmente disponibile all’accoglienza e alla protezione, capace di intervenire attivamente solo se strettamente necessario, è una persona che dà la possibilità all’individuo di sviluppare comportamenti di esplorazione, di socializzazione e di attaccamento in libertà e sicurezza. L’efficacia degli interventi è data in gran parte dalla capacità di riuscire a stabilire delle relazioni personalizzate in cui la risposta non è mai univoca, in cui viene rispettato il tempo dell’altro e in cui bisogna imparare continuamente ad affinare le proprie competenze emotive.
L’alleanza terapeutica può essere vista anche come una relazione di attaccamento/accudimento.
Il processo di cambiamento che viene promosso potrebbe quindi essere letto come un tentativo di consapevolizzazione dei modelli relazionali e di funzionamento dell’individuo allo scopo di promuoverne l’accettazione e la trasformazione.
Il processo creativo che l’arteterapia promuove tende a rivitalizzare e valorizzare tutto quello che è ‘risorsa e possibilità’ riportando in primo piano quello che poco a poco, in molti casi terapeutici, è scivolato sullo sfondo.
I materiali artistici utilizzati negli atelier di arteterapia, svolgono il ruolo di “veicolo” del processo terapeutico, la “materia” attraverso la quale il mondo interiore dell’individuo può manifestare la sua forma. Essi possiedono delle qualità a cui noi rispondiamo sia cognitivamente, sia emotivamente. Vengono scelti liberamente dalle persone in base ai loro contenuti immaginativi e inclinazioni espressive e potranno essere utilizzati in differenti modi. La creatività esige libertà e spontaneità nell’utilizzo dei vari mezzi espressivi e ciascun materiale permette la realizzazione e la manifestazione di una forma che emerge dal profondo di ogni individuo, forma che non è casuale ma gli appartiene totalmente, ed anzi rispecchia una parte di sé.
L’arteterapeuta deve conoscere i suoi strumenti di intervento per poterli utilizzare e questo implica, per esempio, praticare arte egli stesso, perché è il solo modo per conoscere le caratteristiche dei materiali artistici e le reazioni emotive che possono sollecitare.
Tutti questi materiali possiedono caratteristiche intrinseche e modalità di utilizzo la cui esplorazione rende possibile conoscerne la valenza terapeutica.

Servizio di diagnosi e trattamento dei Disturbi specifici dell’apprendimento

Capita sempre più frequentemente che i genitori o gli insegnanti si accorgono che alcuni bambini fanno fatica a progredire nello sviluppo di competenze, negli apprendimenti, a stare attenti in classe e ad accedere alle opportunità offerte dalla scuola. Anche i bambini stessi, che presentano delle difficoltà significative nell’ambito degli apprendimenti scolastici, sono spesso consapevoli del loro disturbo, del fatto di avere delle caratteristiche che li differenziano dai compagni e questo comporta spesso ripercussioni significative sull’autostima e sull’immagine di sé.
Viene pertanto ritenuto importante approfondire queste situazioni poiché, indipendentemente dalle origini di queste difficoltà, i bambini si trovano a vivere un momento di vulnerabilità che a lungo andare può interferire con altri aspetti della loro vita o dell’apprendimento.

A questo proposito, negli ultimi anni hanno acquisito un grande interesse clinico i “Disturbi dell’Apprendimento” poiché sono molte le famiglie che chiedono aiuto ed una valutazione a partire proprio dalle difficoltà che emergono nel campo degli apprendimenti. Il termine “Disturbi Specifici dell’Apprendimento” (DSA) si riferisce ad una serie di disturbi caratterizzati da significative difficoltà nell’acquisizione di abilità scolastiche (lettura, scrittura e calcolo) non imputabili primariamente a patologie neuromotorie, cognitive, psicopatologiche e/o sensoriali e definibili in base al mancato raggiungimento di criteri attesi di apprendimento in bambini normalmente scolarizzati, rispetto alle potenzialità del soggetto (età, istruzione, livello di intelligenza). I DSA vanno distinti dalle variazioni normali del rendimento scolastico che sono, per lo più, a carattere transitorio o possono esprimere un altro disagio scolastico o di altra natura. Con il termine DSA ci si riferisce a:
Dislessia Evolutiva: si tratta del disturbo specifico della lettura in cui le abilità implicate sono quelle di decodifica del testo scritto, le difficoltà di lettura possono influire anche sulle abilità di comprensione del testo;
Disortografia: è la difficoltà di utilizzo delle regole ortografiche e sintattiche della scrittura per le quali sono richieste abilità di codifica fonologica e competenza ortografica;
Disgrafia: difficoltà nella scrittura intesa come abilità grafo-motoria;
Discalculia: è la difficoltà ad eseguire operazioni matematiche, anche semplici, operare con i numeri, anche su piccole quantità, sia per quanto riguarda le procedure di calcolo, sia per le conoscenze numeriche.
Il nostro servizio di Psicologia ha pertanto ritenuto importante inserire tra i propri servizi la diagnosi e la riabilitazione delle Difficoltà Specifiche di Apprendimento.
L’equipe certificante di Tangram è composta da tre figure professionali che lavorano in stretta collaborazione: il Neuropsichiatra Infantile, lo Psicologo e il Logopedista, in applicazione dell’Accordo Stato Regione del 25 luglio 2012 e secondo quanto previsto dalla L. 170/2010.

Come funziona la valutazione:
un primo colloquio anamnestico (svolto dallo Psicologo o dal Neuropsichiatra);
• la visita con il Neuropsichiatra Infantile per escludere la presenza di patologie sensoriali, neurologiche, cognitive o gravi psicopatologie in grado di alterare il normale sviluppo delle funzioni legate all’apprendimento;
• la batteria dei test per effettuare la valutazione del quoziente intellettivo, eseguita dallo Psicologo;
• i test per valutare le competenze e le abilità dell’apprendimento, a cura del Logopedista o dello Psicologo.

In conclusione del processo diagnostico, l’équipe esamina gli esiti dei test, concorda la proposta d’intervento di riabilitazione logopedica, gli eventuali strumenti compensativi o dispensativi e le indicazioni operative da fornire alla scuola frequentata. Infine, redige la certificazione che sarà consegnata ai genitori durante un colloquio esplicativo.
Sarà possibile concordare un incontro con la scuola per fornire agli insegnanti le informazioni utili alla migliore gestione delle difficoltà riscontrate.

Qualora, durante l’iter valutativo, risultassero necessari approfondimenti delle funzioni esecutive, emotive, relazionale o delle competenze linguistiche, saranno svolti ulteriori test specifici e indispensabili a una migliore comprensione ed elaborazione della diagnosi.

Per quanto riguarda gli interventi di riabilitazione, potenziamento o di lavoro sul metodo di studio e sull’acquisizione e l’utilizzo degli strumenti compensativi essi verranno concordati e discussi con la famiglia in seguito alla valutazione effettuata ed ai bisogni emersi dalla stessa.